2003-2012: le fondamenta
LA STORIA DEL FSE:

Storia normativa dell'FSE: dal decreto all'obbligo di alimentazione

Vent'anni. Tanto ci ha messo il sistema sanitario italiano per passare dall'idea di un fascicolo digitale del paziente all'obbligo concreto di alimentarlo. Non è stata inerzia: è stata la storia di un paese che ha dovuto cambiare cultura prima ancora che tecnologia.​

Il primo riferimento normativo al trattamento digitale dei dati sanitari risale al Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. 196/2003), che ha posto le basi giuridiche per la gestione elettronica delle informazioni cliniche.

È però il Decreto Legge 179/2012, noto come “Decreto Crescita 2.0“, a istituire formalmente il Fascicolo Sanitario Elettronico, definendone finalità, contenuti e principi di funzionamento. Da quel momento FSE esiste come strumento giuridicamente riconosciuto, ma la sua attuazione concreta viene demandata alle Regioni, con risultati molto disomogenei.

2015: le regole tecniche

Con il D.P.C.M. del 29 Settembre 2015, n. 178 arrivano le specifiche tecniche operative: chi piò accedere al FSE, quali documenti devono confluirvi, come deve essere garantita la sicurezza dei dati. E’ il primo tentativo di standardizzare un sistema che ogni regione stava implementando a modo proprio.

L’attuazione rimane però volontaria per molti soggetti e disomogenea sul territorio.
FSE, ma non è ancora il punto di riferimento unico che dovrebbe essere.

 

2020-2021: la svolta del pnrr

La pandemia da Covid-19 accelera brutalmente la consapevolezza che la sanità digitale non è un’opzione ma una necessità infrastrutturale. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza — approvato nel 2021 — destina risorse significative alla Missione 6 Salute, Componente 2, con obiettivi precisi sulla digitalizzazione del sistema sanitario nazionale e sul potenziamento del FSE.

È il momento in cui il fascicolo smette di essere un progetto e diventa una priorità politica con scadenze e finanziamenti. Le risorse messe in campo per la Salute in Italia dal 2021 al 2026[1] :

  • 15,63 miliardi di euro dal Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF), uno dei due principali fondi che alimentano il programma Next Generation Europe e la principale risorsa della Missione Salute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
  • 892 milioni di euro dal Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari al PNRR (PNC), istituito dal Governo italiano per integrare e potenziare i contenuti del PNRR, assegnati al Ministero della Salute
  • 1,71 miliardi di euro dal Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (Recovery Assistence for Cohesion and the Territories of Europe – REACT-EU), altra linea di finanziamento dell’Unione Europea nell’ambito del programma Next Generation Europe per sostenere la ripresa negli Stati membri dopo la pandemia da Covid-19
  • 625 milioni di euro in collaborazione con il Ministero per la coesione territoriale, sono i fondi dell’Unione Europea per il Programma  Nazionale – Equità nella Salute, il primo finanziato attraverso il programma di coesione dell’UE destinato a potenziare la salute in sette Regioni del Mezzogiorno.

Queste risorse si aggiungono al finanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale che per il 2022 ammontava a 124 miliardi di euro e per il quale è stata assicurata una crescita importante negli anni successivi.

 

2023: l'obbligo

Il punto di svolta definitivo arriva con il Decreto Legislativo del 7 settembre 2023 che disciplina l’attuazione e i contenuti di FSE2.0, al quale seguirà il Decreto Legislativo del 30 dicembre 2024 che stabilisce le specifiche scadenze e le tappe di attuazione graduale (divise in tre fasi). Ciascuna fase prevede tempi di attivazione diversi: 

    I fase – entro e non oltre il 31 marzo 2025; 

    II fase – entro e non oltre il 30 settembre 2025; 

    III fase – entro e non oltre il 31 marzo 2026.

Con il Decreto Legislativo del 30 dicembre 2024, FSE 2.0 non è più una facoltà. Non è più una sperimentazione regionale. È un obbligo nazionale con responsabilità esplicite in capo a chi eroga prestazioni sanitarie.

Oggi: il contesto europeo

Il percorso normativo italiano si inserisce ora in un quadro europeo più ampio. Il Regolamento (UE) 2025/327 — European Health Data Space (EHDS) — entrato in vigore il 26 marzo 2025, disegna l’infrastruttura comune per lo scambio di dati sanitari tra tutti gli Stati membri entro il 2029. Il FSE 2.0 italiano è di fatto la tessera nazionale di questo mosaico europeo.

 Chi si adegua oggi costruisce la conformità di domani.

RIFERIMENTI:

Riferimenti normativi:

— D.Lgs. 196/2003: Codice in materia di protezione dei dati personali

— D.L. 179/2012, art. 12: istituzione del FSE


— D.P.C.M. 29 settembre 2015, n. 178: regole tecniche FSE


— Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) 2021, Missione 6C2


— D.Lgs. del 23 settembre 2023: per l’attuazione e i contenuti del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/10/24/23A05829/sg)


—D.Lgs. del 30 dicembre 2024: per le tempistiche di attuazione (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/02/10/25A00808/sg)

[1] : https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2003-06-30;196